Alfabeti

 

foto di Reves Pagano, disegni di Alberto Valente (Edizioni ARCA, Torino 2017)

L’alfabeto, per definizione, è creatore di nuove realtà. Chi si accosta, anche per gioco, rimane irretito in un desiderio di architettura mentale che si moltiplica all’infinito. Come da una parola segue un’altra parola, da uno sguardo si apre un ulteriore sguardo che modifica l’orizzonte. Il passaggio da un alfabeto comune a un alfabeto che ognuno può ricrearsi dentro ha definitivamente spalancato la coscienza sulle nostre possibilità in relazione con quelle delle altri. Altri: intesi come tutti gli sguardi che rinnoviamo all’interno delle nostre prove ma soprattutto quelli che incontriamo durante le nostre uscite. Che siano installazioni fotografiche o disegni accompagnati da gesti e parole performativi, che siano presentazioni vive di un lavoro corale dove il libro è la condensazione di un’esperienza che esiste per essere ricondensata, che sia uno spettacolo, lo sguardo è sempre un punto di vista che ci porta da qualche altra parte. L’uomo è un tutto composto di corpo, mente, parola, gesto, danza, segno. A questo tutto noi vorremmo tendere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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