La taverna di Brest

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La taverna di Brest (Salvatore Smedile, Edizioni ETS, Pisa 2005) è un libro di poesie che ha ispirato performance, spettacoli teatrali, readings, mostre fotografiche e disegni. Oggi diventa una graphic poetry di 50 sequenze, una per ogni poesia, con un continuo scarto e rimando tra la parola e l’immagine. È l’ottica di urzene diffidare delle simmetrie e rimanere dentro qualcosa di fortemente vivo. La taverna è uno spazio aperto: chi vi entra ne subisce l’influsso e stabilisce nuovi punti di osservazione. È una situazione in divenire, composta dai personaggi che la abitano ma anche dagli avventori che l’avvicinano e l’abbandonano. La taverna è una nostalgia che non ha mai fine. È sosta, respiro, diaframma,  tana dove il reale entra ed esce da sguardi e parole. La taverna è permeabile, non si isola, è metafora di anfratto, tavolo, cassetto, finestra, bottiglia, grembo umido come le nebbie che l’avvolgono. La taverna è corpo da leggere, accarezzare, accogliere, ascoltare, prendere, amare. I nomi che vi dimorano sono specchio delle nostre vite, ologrammi di miti e archetipi di una realtà atemporale.

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